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Storia

Alla fine del 1800, molte città italiane solevano realizzavare parchi per i propri cittadini a partire da giardini di ville padronali o tramite acquisizione di terreni.
Nei centri urbani di metà Ottocento vi era un grande desiderio di elevare le condizioni di vita degli abitanti tramite un miglioramento delle condizioni igieniche ma anche estetiche (venivano collocati alberi nelle piazze e costruite strade per il passeggio.

acquarello giardiniCosì fu per Bologna che a metà dell’Ottocento stava vivendo un periodo di transizione: l’annessione al Regno d’Italia, la costruzione della stazione ferroviaria, l’abbandono delle attività rurali per favorire l’industrializzazione (che porterà conseguentemente Bologna alla creazione di un’area periferica).
Ciò portò il desiderio di abbellire la città tramite costruzioni di nuovi palazzi importanti e varie ristrutturazioni. Ed è in questo contesto che si situa l’ideazione dei Giardini Margherita, intesi come una vera e propria opera d’arte da vivere.

A Bologna esisteva già dal Seicento il Parco della Montagnola ma nel 1862 si iniziò a discutere la proposta di acquistare una vasta area di terreno per farne un giardino pubblico.
Il Conte Angelo Tattini, consigliere comunale ma anche esponente dell’aristocrazia bolognese, conoscendo le difficili condizioni economiche del Comune, propose di acquistare il terreno per questo scopo, anticipandone la spesa e di tenerlo a disposizione del Comune per 10 anni ad un prezzo da concordare.
La proposta venne accettata!

fontana giardiniCosì Tattini acquistò dagli eredi di Raffaele Bassi i beni situati tra Porta Santo Stefano e porta Castiglione, pari a 272.537 ettari, al costo di 150 mila lire, con l’opzione però di tenere per sé circa 16 ettari situati nella Strada dei Sabbioni (l’attuale Via Letizia e Concato), e il Comune si sarebbe dovuto impegnare a versare in tre rate (1876, 1877 e 1878) il costo del Parco che, togliendo i 16 ettari del Tattini, corrispondeva a circa 140 mila lire (per 256 ettari totali).
La cessione era però subordinata alla condizione che i terreni sarebbero stati destinati unicamente a pubblica passeggiata e che non ci sarebbe stata la possibilità alcuna di erigere fabbricati nei dintorni!

Prima di acquisire il terreno però, il Comune aveva bisogno di un progetto per la realizzazione del parco; e fu così che fu contattato il conte Ernesto Balbo Bertone di Sambuy (politico italiano già sovrintendente ai giardini pubblici di Torino) il quale nel 1874 redasse un progetto.

La seconda metà dell’Ottocento, dopo il successo dei giardini all’italiana, che prevedevano un disegno geometrico e preciso dei parchi, vide la realizzazione di parecchi giardini all’inglese.
Un giardino all’inglese prevede l’accostamento di elementi naturali ad altri artificiali che si scoprono passeggiando, dando così l’illusione di trovarsi di fronte ad un luogo talmente naturale da sembrare quasi selvaggio. Quindi i Giardini Margherita avrebbero seguito questo ideale di giardino all'inglese.

Sambuy decide di costruire un laghetto come cuore pulsante del parco, attorno al quale si snodano ampi viali a doppio giro concentrico (quasi 3 chilometri) per permettere il passaggio delle carrozze.
Il laghetto sarebbe stato alimentato dal Rio Cavallina (chiamato Fossa per la scarsità d’acqua, parzialmente sotterrato nel 1929 e totalmente negli anni Cinquanta) con l’aggiunta di acqua che sarebbe sgorgata da una fontana passando sottoterra e si sarebbe unita al Rio, dando così l’idea che il laghetto fosse alimentato unicamente dalla Fossa Cavallina.

I Giardini Margherita furono aperti al pubblico il 16 Luglio del 1879, dopo poco più di 5 anni dall'inizio dei lavori. Ma la vera festa di inaugurazione si tenne tre giorni prima, il 13 Luglio, con lo svolgimento di un festival a favore delle persone danneggiate dalle alluvioni che in quel periodo colpirono il ferrarese.

 

Foto a sinistra: progetto del Conte Sambuy
Foto a destra: fontana del laghetto
Fonte: I Giardini Margherita di Silvia Cuttin (Pendragon), Il passeggio Regina Margherita di Valente, Leoni